S. Donàdi Piave e il suo territorio nella Grande Guerra

  

Gli opposti eserciti si affrontavano sulle rive del Piave, della Piave vecchia e del Canale Cavetta. Entrambe le armate erano stremate ed entrambe dedicarono l’inverno del ’17 e la primavera del 1918 a prepararsi allo scontro successivo, determinante. E l’ultimo disperato tentativo dell’imperiale e regio esercito ebbe inizio nella giornata del 15 giugno 1918.Nella zona di San Dona' di Piave, contrastata dalla nostra 3° armata, opero' la 12° Divisione, inquadrata nell'Isonzo Armee. La fortuna dapprima arrise agli austro-ungarici, i quali riuscirono a passare il Piave in più’ punti, nonostante la resistenza opposta. Le forze italiane resistettero strenuamente ed una piena del Piave impedì di gettare dei ponti per garantire un regolare afflusso di rinforzi agli attaccanti.
I successivi contrattacchi portarono alla riconquista del territorio già’ in mano austriaca. Alla fine della battaglia, poi detta del Solstizio, il fronte correva lungo il Piave Nuovo e tutto l’estuario era sotto controllo della terza Armata. Nell’autunno di quell’anno venne lanciata l’offensiva italiana contro l’ormai fatiscente esercito austro-ungarico ed il 31 ottobre San Dona’ era in mani italiane. Sin qui i principali fatti d’arme, ma cosa fu del territorio in quell’anno di battaglie? La risposta si può avere dalla decisione che ad un certo momento venne presa dalle autorità centrali di abbandonare del tutto la zona, considerando impossibile porre rimedio alle devastazioni compiute.
Solo la volontà di pochi consenti’ che venissero poste le basi per far rinascere la cittadina. Tutti gli abitati rasi al suolo durante i combattimenti, le campagne bonificate nuovamente ricoperte dalle acque, gli abitanti dispersi e tremati, il disinteresse di chi, avendone l'autorità’, doveva contribuire alla rinascita; l’infuriare di nuove malattie e la recrudescenza di pellagra e malaria; l’alluvione del 1919, causata dai trinceramenti che avevano indebolito gli argini, tutto CIO’ può dare un’idea di cosa sia stata per San dona’ di Piave la prima guerra mondiale, la Grande Guerra.
Dall’entrata in guerra dell’Italia e sino allo sfondamento di Caporetto, San Dona’ fu una delle tante cittadine di retrovia; salvo due incursioni aeree che durante il 1916 colpirono sia il capoluogo che le località’ circostanti, pur senza provocare vittime, solo le restrizioni agli approvvigionamenti e le frequenti cartoline di leva, assieme purtroppo alle notizie della morte al fronte dei sandonatesi richiamati, ricordavano il conflitto in corso.
Lo sfondamento del fronte avvenuto il 25 ottobre 1917 e la conseguente disastrosa ritirata dell’esercito italiano, accompagnato dall’esodo delle popolazioni che si venivano improvvisamente a trovare nel mezzo di aspri combattimenti, desto’ a San Dona’ di Piave preoccupazione, allarme e stupore. La confusione che  regnava fra le autorità’ centrali, sia civili che militari, impedì che fosse presa una qualche decisione nei confronti delle popolazioni civili sino al 4 novembre, data in cui si ordino’ l’evacuazione del Basso Piave. Da allora e sino all’8 chi poté’ si reco’ oltre Piave, disperdendosi poi per l’Italia. La sede comunale fu trasferita a Firenze. Nella serata del 9 novembre 1917 il capoluogo era raggiunto dalle avanguardie austro-ungariche. Per quella parte della popolazione civile che era rimasta nella sinistra del Piave inizio’ allora un calvario composto di peregrinazioni, patimenti, violenze. In questo periodo si erge luminosa la figura dell’arciprete Mons. Luigi Saretta rimasto a portare conforto, ad alleviare le pene, ad aiutare spiritualmente e materialmente i suoi parrocchiani oppressi. La distruzione degli abitati, iniziata dai reparti del genio militare per proteggere la ritirata delle nostre truppe, prosegui’ nei giorni successivi alla stabilizzazione del fronte sul Piave ad opera delle artiglierie. San Dona’ di Piave fu completamente distrutta.