Scheda: San DonĂ  di Piave e il suo territorio nella prima guerra mondiale

Dall'entrata in guerra dell'Italia e sino allo sfondamento di Caporetto, San Donà fu una delle tante cittadine di retrovia; salvo due incursioni aeree che durante il 1916 colpirono sia il capoluogo che le località circostanti , pur senza provocare vittime, solo le restrizioni agli approvvigionamenti e le frequenti cartoline di leva, assieme purtroppo alle notizie della morte al fronte dei sandonatesi richiamati, ricordavano il conflitto in corso.

Lo sfondamento del fronte avvenuto il 25 ottobre 1917 e la conseguente disastrosa ritirata dell'esercito italiano, accompagnato dall'esodo delle popolazioni che si venivano improvvisamente a trovare nel mezzo di aspri combattimenti, destò a San Donà di Piave preoccupazione, allarme e stupore. La confusione che regnava fra le autorità centrali, sia civili che militari, impedì che fosse presa una qualche decisione nei confronti delle popolazioni civili sino al 4 novembre, data in cui si ordinò l'evacuazione del Basso Piave. Da allora e sino all'8 chi potè si recò oltre Piave, disperdendosi poi per l'Italia. La sede comunale fu trasferita a Firenze. Nella serata del 9 novembre 1917 il capoluogo era raggiunto dalle avanguardie austro-ungariche. Per quella parte della popolazione civile che era rimasta nella sinistra del Piave iniziò allora un calvario composto di peregrinazioni, patimenti, violenze. In questo periodo si erge luminosa la figura dell'arciprete Mons. Luigi Saretta rimasto a portare conforto, ad alleviare le pene, ad aiutare spiritualmente e materialmente i suoi parrocchiani oppressi. La distruzione degli abitati, iniziata dai reparti del genio militare per proteggere la ritirata delle nostre truppe, proseguì nei giorni successivi alla stabilizzazione del fronte sul Piave ad opera delle artiglierie. San Donà di Piave fu completamente distrutta.